La scuola pubblica defraudata

Finanziamento pubblico alle scuole private – Regionalizzazione Sistema di istruzione – INVALSI

lentepubblicait

I temi caldi più recenti riguardanti la scuola sono vari e complessi. Da una parte la progressiva destrutturazione del sistema scolastico ad opera della Lega presente, come contraente, in questo governo che fa quasi rimpiangere quelli precedenti e, dall’altra, la continua pervasività dell’INVALSI che, come vedremo più avanti, si spinge ben oltre il già massiccio tentativo di standardizzare il sistema di istruzione italiano.

I punti cardini sono:

  1. una proposta di legge di modifica costituzionale in materia di finanziamento pubblico delle scuole private;
  2. la proposta di regionalizzazione del sistema di istruzione – entrambi di matrice leghista -;
  3. il progetto INVALSI, al momento sperimentale e attuato in tutta segretezza, per le scuole dell’infanzia volto a schedare gli studenti e, contemporaneamente quello,
  4. per favorire lo sviluppo delle cosiddette “soft skill”;

A prima vista tutte queste questioni potrebbero sembrare slegate, invece guardando più attentamente si ravvisa un filo rosso che le lega tutte.

Proposta di regionalizzazione del sistema di istruzione

Partiamo dalla proposta di regionalizzazione del sistema di istruzione, perché nei fatti di questo si tratta e non solo di assumere personale e dirigenza da parte della regione Veneto, infatti è da qui che la suddetta proposta parte formalmente. La prima e più importante ragione di allarme è che si procede in piena continuità con la legge sull’Autonomia scolastica che ha già prodotto danni considerevoli mettendo le scuole in competizione tra di loro e aumentando di fatto le disuguaglianze socio-economiche dei diversi territori italiani e inasprendo ulteriormente la cosiddetta “questione meridionale”.

cipnaPersistere su questa strada che addirittura propone di stabilire i finanziamenti in base al PIL delle regioni significa assegnare più fondi pubblici alle scuole delle regioni più ricche, penalizzando più di quanto non lo siano già quelle delle regioni più economicamente svantaggiate. Ciò significherebbe, evidentemente, creare una disparità di trattamento consistente che determinerebbe inevitabilmente un sistema scolastico di serie A  e uno di serie B.

 

A tutto questo bisogna aggiungere che dall’Unità ad oggi, quindi in 157 anni uno degli scopi della scuola è stato quello di fare gli italiani, parafrasando la famosa citazione di  Massimo d’Azeglio, ovvero far si che le nuove generazioni progressivamente imparassero a sentirsi unite sotto il Tricolore a dispetto del senso identitario campanilistico che ci contraddistingue ancora come paese. Non si può dire che i risultati in un secolo e mezzo circa siano stati ottimi, è anche vero però che poco più di un secolo e mezzo, nell’arco lungo della storia sia ben poca cosa e trasferire alle regioni l’indirizzo politico che fa capo al Ministero della istruzione pubblica non assolverebbe meglio il compito di unità, anzi sarebbe il colpo di grazia dando fiato e forza a micro-culture territoriali che seppur da preservare nella loro specifica peculiarità, rischierebbero di acuire le disuguaglianze socio-economiche appunto, e spaccherebbero ulteriormente il già fragile senso di unità degli italiani. Una secessione culturale prima ancora che politica e perciò molto più incisiva e allarmante dunque. Il risultato non potrebbe che essere di cesura netta tra un nord ricco e industrializzato e un sud povero, agricolo e sempre più abbandonato.

Proposta di legge di modifica costituzionale in materia di finanziamento pubblico delle scuola private

Ma non finisce qui, infatti se passa anche la proposta di legge di modifica costituzionale dell’art. 33 con la quale si intende eliminare la dicitura “…, e senza oneri per lo stato” al fine di finanziare con denaro pubblico l’istituzione delle scuole private non può che essere indebolita ancora di più la scuola pubblica atta a garantire un’istruzione di qualità a tutti – almeno secondo il dettato costituzionale ancora vigente – i cui parametri dei requisiti qualitativi vengono stabiliti dallo Stato unitario mettendo in atto altre discriminazioni ancora e favorendo invece quella trasformazione sempre più concreta di scuola-azienda che i docenti denunciano da decenni come la vera cancrena del sistema d’istruzione proprio dall’introduzione dell’Autonomia, ovvero la L. n. 59 del 15 marzo 1997. Oltretutto, la cosiddetta “libertà di scelta” invocata con grande enfasi dai sostenitori, per lo più, delle scuole confessionali porterebbe ad una svolta, questa sì politica, dell’istruzione che andrebbe a snaturare la laicità dello Stato e delle sue istituzioni pubbliche. E’ bene ricordare, infatti, che le scuole confessionali hanno una forte impronta culturale di stampo religioso e i più rigorosi in tal senso sono a favore di ruoli sociali di genere molto restrittivi e ben definiti, che si oppongono con fanatismo anacronistico a teorie scientifiche sull’evoluzione date ormai per acquisite pretendendo di tornare ad impartire quelle creazioniste con conseguenze nefaste sullo sviluppo intellettuale e culturale dei loro discenti e con ricadute discriminatorie di considerevole portata sul ruolo sociale delle donne e sul rispetto delle autonome e libere scelte di orientamento sessuale dei singoli individui. Senza dimenticare che tagliare ulteriormente fondi pubblici alla scuola della Repubblica per assegnarli a quelle private renderebbe le prime sempre più inefficienti.

La schedatura degli studenti da parte di INVALSI

Se già questa prospettiva non è abbastanza allarmante, dall’altro lato si profila un rischio altrettanto inquietante, infatti se lo Stato rinuncia al suo ruolo di baluardo contro la frammentazione identitaria e abdica a quello della difesa unitaria, ma addirittura si prefigge, e nemmeno troppo velatamente, di attuare una sorta di outsourcing delle scuole pubbliche aprendo, anzi spalancando le porte a rappresentanti di confindustria nei consigli di istituto con finanziamenti che darebbero a questa e ad altre associazioni di territorio, ovvero i cosiddetti stakeholder, voce in capitolo sui curriculum scolastici, le metodologie didattiche e processi di valutazione dei profitti scolastici degli studenti e del sistema nel suo insieme con buona pace della libertà di insegnamento quale potrebbe essere l’esito?

wwwgiornalesmcom

A tal proposito quanto fatto finora dai test OCSE-PISA e perciò da INVALSI (diretta emanazione nazionale dell’altra che è un’organizzazione per lo sviluppo economico transnazionale) è esemplificativo degli obiettivi futuri che non si fermeranno alla mera standardizzazione dei sistemi scolastici al livello globale attraverso l’utilizzo (discutibile) di dati per stilare classifiche di efficienza qualitativa dei vari sistemi di istruzione, ma anzi si sta già spingendo ben oltre come dimostra chiaramente la serie di articoli scritti da Rossella Latempa sui questionari INVALSI che indagano le attuali capacità sociali e intelligenze emotive dei nostri studenti allo scopo di inaugurare nel prossimo futuro non solo strumenti volti a misurare queste soft skill in concomitanza con le hard skill, ovvero le competenze cognitive, ma l’introduzione di metodologie didattiche che hanno tutto il sapore di una specie di eugenetica in quanto il carattere degli individui, specie in giovane età, è facilmente modellabile pertanto applicando specifici metodi pedagogici si potranno ottenere in futuro ben specifici tipi di individui. Individui futuri programmati sin dall’infanzia per soddisfare, da un lato i bisogni degli industriali nella ricerca di ben determinati tipi di lavoratori: consenzienti e manipolabili; dall’altro lato individui funzionali al capitalismo neoliberista in veste di consumatori acritici.

A tal proposito mi sembra interessante il seguente brano tratto dal libro di Noam Chomsky, Who Rules the World:

noamchomskypoliticqueActu
Politique Actu

The process of shaping opninions, attitudes, and perceptions was termed the “engineering of consent” by one of the founders of the modern public relations industry, Edward Bernays. He was a respected Wilson-Roosevelt-Kennedy progressive, much like his contemporary, journalist Walter Lipmann, the most prominent public intellectual of twentieth-century America, who praised “the manufacture of consent” as a “new art” in the practice of democracy. pp. 88-89.

Edward Bernays, un estimato progressista alla Wilson-Roosevelt-Kennedy, nonché uno dei fondatori dell’industria delle pubbliche relazioni moderne, definì “ingegneria del consenso” quel metodo di dar forma alle opinioni, ai comportamenti e alle percezioni; del suo stesso avviso il coevo, Walter Lipmann, giornalista e il più preminente intellettuale dell’America del ventesimo secolo, il quale celebrava “la costruzione del consenso” come la “nuova arte” della democrazia. (La traduzione è mia)  

Altrettanto significativo anche il prossimo brano, tratto dal medesimo testo:

[…], the activism of the 1960s elicited elite concerns about “excessive democracy” and calls for measures to impose “more moderation” in democracy.

One particular concern was to introduce better controls over the institutions “responsible for the indoctrination of the young”: the schools, the universities, and the churches, which were seen as failing the essential task. I’m quoting reactions from the left-liberal end of the mainstream ideological spectrum, […] The right wing was much harsher. One of the many manifestations of this urge has been the sharp rise in college tuition […]. The device, does, however, trap and control young people through debt, often for the rest of their lives, thus contributing to more effective indoctrination. p. 90

[…] l’attivismo degli anni sessanta suscitò nelle élite il timore di una “democrazia eccessiva” e chiese misure per imporre “maggiore moderazione” in democrazia.

Si preoccuparono di introdurre controlli più severi nelle istituzioni “preposte all’indottrinamento dei giovani”: le scuole, le università e le chiese, che si riteneva non fossero all’altezza di perseguire il loro compito essenziale. Sto citando le reazioni della sinistra-liberale. […] La destra fu molto più dura. Una delle molte prese di posizioni fu di sollecitare un brusco incremento delle rette universitarie […]. Il dispositivo, di fatto, comunque, ingabbia e controlla le giovani generazioni attraverso l’indebitamento, spesso per il resto delle loro vite, in tal modo contribuendo ad attivare un indottrinamento ancora più efficace. (La traduzione è mia)

whorulestheworldamazon.it
http://www.amazon.it

Sitografia e bibliografia:

Riflessioni sulla scuola pubblica, parte 1^ – Autonomia Scolastica

http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.354.18PDL0004070.pdf

https://www.tecnicadellascuola.it/regionalizzazione-docenti-piena-sintonia-fra-lega-e-m5s?fbclid=IwAR30e4vXYisni9UNggk_Xhq5WGKX0Fb6wldhydz7YJScUvfGtY-z2bHFFlQ

https://www.tecnicadellascuola.it/docenti-dipendenti-regionali-e-non-piu-statali?fbclid=IwAR1-2gsBuOPKgxpU8b656FoK28HTXIJALtsG3Wqy2aPlp5mibPQuSO7JMK8

https://www.roars.it/online/mega-laboratorio-invalsi-la-schedatura-psicologica-di-massa-dei-minori-italiani/?fbclid=IwAR1LZphVXeLXBjShS7XpdqOzciwZGdQ8vQjes_qyVDCndu6b9hMpxwyjoqQ

http://www.flcgil.it/scuola/istruzione-professionale-pubblicato-il-primo-regolamento-attuativo.flc

https://www.orizzontescuola.it/maturita-sparisce-il-tema-di-storia-gli-studiosi-immotivata-novita/

L’OCSE-PISA E IL DOGMA DEL NEOLIBERISMO CHE SOFFOCA L’ISTRUZIONE

TRENT’ANNI DI DISTRUZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA

Noam Chomsky, Who Rules the World, Penguin Random House, Uk – 2016; (pp. 88-89; p.90)

@ L. R. Capuana

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